Territorio

 

Acilia: un po’ di storia

Illustre nome romano, territorio ricco di leggenda e storia, Acilia prende il nome dall’antica famiglia romana degli Acilii, o gens Acilia, una famiglia di origine plebea dell’antica Roma vissuta in zona che utilizzò il territorio di Acilia come possedimento agricolo ricco di ville e proprietà terriere e diede il nome all’antica borgata, usata anche come scalo lungo la via Ostiense. Gente ricca e pratica, tribuni del popolo, consoli e legislatori, gli Acilii dominavano il traffico della storica via che collegava Roma allo sbocco sul mare e al suo primo porto. La loro origine antica li portò alle massime vette dell’onorificenza e della ricchezza, senza però dimenticare la difesa e i bisogni degli umili e delle masse, anche quando il loro nome figurava vicino a quello degli imperatori. La nuova città ostiense, a tal uopo, non poteva non prendere il nome da questa grande famiglia di patrioti romani. Acilia, quindi, ha un precedente in un’altra epoca e rinacque tra il secolo XIX e XX a seguito di un’intensa opera di bonifica che portò alla creazione della cosiddetta Borgata Agreste. La necessità di redimere l’Agro Romano dal degrado e dalla malaria costrinse l’Amministrazione comunale a concretizzare opere di bonificamento agrario attraverso una serie di leggi e la concessione di mutui e sgravi fiscali, con esenzioni, per un ventennio, da qualunque imposta, tassa e dazio. L’aprile del 1912 furono il mese e l’anno di fondazione della prima borgata rurale. Fu però solo con il Fascismo che si affrontò pienamente la gravissima questione del risanamento terriero e della bonifica agraria; infatti solamente nel biennio 1916-1918 fu costruito il Borgo Acilio, che si estendeva su una superficie di circa 36 ettari. Il 20 marzo 1918 arrivò la corrente elettrica e nel 1928 ci fu l’apertura della via del Mare, che favorì lo sviluppo della località. Fino al 20 aprile del 1940, Acilia conservò il modestissimo nome di Borgo. Il giorno successivo, 21 aprile 1940, fu la data ufficiale di nascita della nuova Acilia. Oggi essa è un centro dinamico che ospita un’edilizia popolare e residenziale che si sviluppa su entrambi i lati della ferrovia Roma-Lido, collegata ad un polo industriale e alle due stazioni di Acilia e Casal Bernocchi-Centro Giano. Fanno parte di Acilia e del suo Entroterra le realtà urbane di Dragona, Dragoncello, Villaggio San Francesco, Monti di San Paolo, Case Basse, Centro Giano, San Giorgio di Acilia, Acilia Nuova e Casal Bernocchi.

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Ficana – Monte Cugno – Monti di San Paolo

Ficana – Monte Cugno è un antico insediamento pre-romano situato su un promontorio che domina un’ansa del Tevere. Per questa via si svilupparono i commerci tra gli Etruschi, stanziati alla destra del Tevere, e i Latini dei colli Albani che utilizzavano il corso d’acqua, detto Fosso di Malafede, posto tra Malafede e Vitinia. La cittadina fu conquistata poi dai Romani già al tempo di Anco Marzio e fu istituita per controllare la foce del Tevere, ruolo che verrà poi assunto dall’insediamento di Ostia Antica. Inizialmente l’abitato di Ficana-Monte Cugno era organizzato, nel X-IX secolo a.C., nella forma di un semplice villaggio costituito da capanne, ricoveri per il bestiame e da magazzini, ma in seguito con la costruzione delle prime case cominciò ad assumere la connotazione di una vera e propria città, che venne difesa da una cinta muraria. Gli scavi condotti dagli archeologi nel sito di Ficana hanno messo in evidenza che la presa della città da parte di Anco Marzio non implicò il suo declino, ma anzi l’abitato si estese oltre i suoi confini e nel corso del IV-III a.C.  si munì di una nuova e più ampia cinta muraria. Nei pressi di questo insediamento fu scoperta una necropoli costituita da sepolture del tipo a inumazione. All’interno di queste tombe furono ritrovati dei corredi funerari che risalgono al periodo “orientalizzante” (VII sec. a.C.). Tuttavia l’opera di dotazione non è sempre facilmente comprensibile, ma abbiamo testimonianze che la necropoli era ancora in uso in epoca imperiale.

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Casette Pater

Il progetto di bonifica agricola iniziata in epoca mussoliniana, i cui segni si rilevano nella disposizione delle strade di Acilia e nei “casali” che ospitavano gli agricoltori, fu affidato alla SIBA (Società Italiana Bonifica Agro Romano), che si occupò della lottizzazione dei terreni. Come già menzionato, dal 1940 si diede inizio ad una nuova ristrutturazione della zona che, perdendo le caratteristiche agricole, diventò “borgata”, e vi vennero convogliate le famiglie assegnatarie delle case, costruite con materiale cementizio e paglia (impasto di truciolato, legno e cemento) e chiamate “Casette Pater” dal nome del progettista. La costruzione delle casette, ben 250 esclusi i fabbricati destinati ai servizi e alle organizzazioni, venne realizzata in sette mesi. Ogni casetta era composta da sei stanze, oltre alla cucina e i servizi. Collegato a ciascuna, un terreno di circa 1.000 mq per il giardino e la coltivazione dell’orto.

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Piazza Capelvenere

Il quartiere di Acilia è diviso in una parte nord, sviluppatasi nel dopoguerra sui Monti di San Paolo, e una parte sud, lambita dalla via dei Romagnoli, che costituisce il centro dell’abitato. Piazza Capelvenere, nella zona nord del quartiere, all’epoca si caratterizzava per le sue costruzioni a due piani edificate negli anni ’40, definite “case di cartone”. Nell’ambito di una serie di interventi per rendere più belle e vivibili le piazze della Capitale, dopo la demolizione delle vecchie strutture, su un’area complessiva di 15.000 mq è stata recentemente realizzata una piazza tutta nuova. Vi è stato ora situato un edificio porticato a forma di C che si sviluppa su due piani e che ospita vari uffici comunali, tra i quali quello demografico e dei vigili urbani (quest’ultimi poi trasferiti a Ostia Lido). A fianco della palazzina sorge una torre ottagonale di 12 metri, nuovo “biglietto da visita” di Acilia, che la rende visibile da lontano e che dalla sua sommità permette di contemplare tutto il quartiere. Una delle vetrate presenti sulla torre è stata decorata con un’opera eseguita dal noto artista Piero Dorazio.
Al centro della nuova Piazza Capelvenere è stata costruita una fontana con la statua della divinità. La leggenda vuole che Venere sia nata dalle acque, così le acque della fontana di questo luogo, tanto caro agli antichi romani, possono essere assunte a simbolo della nuova vita di Acilia. Sopra la fontana è posta una targa dedicata alla memoria di Lido Duranti, ventiquattrenne del quartiere morto alle Fosse Ardeatine.

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San Giorgio

La leggenda di San Giorgio, cavaliere e martire cristiano che sconfisse il drago al quale era stata offerta  in sacrificio la figlia del re di Libia, fu introdotta tra la popolazione locale dal pontefice Gregorio IV (827 – 844 d. C.) per sconfiggere il culto paganeggiante della dea romana Giunone Regina, simboleggiato da tale Dracona o serpente regina. Il pontefice, che aspirava a debellare definitivamente tale culto, introdusse allora nella zona la figura del santo, che si sostituì rapidamente nella popolazione alla venerazione della divinità pagana. Ne nacque una devozione molto forte, della quale rimangono a testimonianza sul territorio lo stesso quartiere San Giorgio, il casale edificato nella zona e la chiesa di Acilia che è intitolata proprio a quel santo. Nel 1954 avviene l’inaugurazione del villaggio San Giorgio, di proprietà dell’istituto case popolari del Comune di Roma. I territori di San Giorgio e Dragona nacquero grazie all’opera di difesa del territorio iniziata con la costruzione di Gregoriopoli  da parte dello stesso pontefice Gregorio IV, che decise di ripopolare la campagna ostiense a ridosso delle alture di Dragoncello, realizzando una delle numerose tenute agricole che fece costruire nella campagna romana. Con generosità non priva di calcolo, assegnò terre e casali a famiglie contadine con molti figli maschi in grado di usare una spada, affermando che soltanto chi possiede ed ama la sua terra è disposto a difenderla con le armi. Sul luogo il pontefice volle anche una splendida villa di campagna, che le cronache dell’epoca ci descrivono come ricca di portici e solari, la quale rappresenta il primo esempio di villa papale della storia. Al territorio, già abitato in epoca preistorica e romana, Gregorio IV impose il nome di “Colonia Draconis”, probabilmente per la notevole presenza nell’area di grandi rettili, tra i quali spiccava appunto la Dracona. Divenne poi Dragone nei secoli successivi (nome leggibile ancor oggi su molte cartine topografiche), per poi essere volgarizzato in Dragona (il nome attuale) solo negli ultimi decenni del 1900.

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